Abstract
Il saggio indaga l’agentività degli oggetti come mediatori di memoria e trauma, assumendo come caso di studio la ricerca transdisciplinare Storia di Lina. Inquadrato teoricamente nella Thing Theory, il lavoro propone un processo inversorispetto alla consueta biografia delle cose: la costruzione di una biografia umana attraverso una costellazione di oggettiintesi come dispositivi narrativi. La metodologia della mappatura affettiva si esprime in cinquantotto Tavole sugli oggettiche, tramite una tecnica di inversione digitale in dialogo formale con le rayografie di Man Ray, trasformano la cultura materiale in una soglia percettiva. L’integrazione tra sguardo etnografico e pratica artistica rivela come la materia, messa a confronto con le poetiche di Beuys, Salcedo, Boltanski, Bourgeois e Cornell, diventi il perno centrale dei processi di costruzione identitaria e narrazione dell'esperienza migratoria.
Keywords: Geografia affettiva; Thing Theory; Topofilia; Memoria e trauma; Etnografia visiva; Pratiche artistiche contemporanee.
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