Abstract
Questo saggio riflette sul rapporto tra emozioni, creazione artistica e fruizione estetica a partire dall'esperienza della realizzazione del cortometraggio Il partito (perso) delle cose (2026), creato in collaborazione con Sergio Armaroli. Muovendo da un confronto tra teatro e cinema, l'autrice sostiene che il teatro coinvolga gli spettatori principalmente attraverso uno spazio emotivo condiviso, mentre il cinema instaura con il proprio pubblico una relazione più individuale. Richiamandosi alla pedagogia teatrale e alla pratica della performance, il saggio interpreta le emozioni come movimenti incarnati che modellano tanto lo spazio fisico quanto quello simbolico. Particolare attenzione è dedicata al ruolo del gesto, della corporeità e della presenza collettiva nella comunicazione del significato e dell'esperienza emotiva. Il processo creativo alla base del film viene ricostruito come un percorso guidato da forze affettive — amicizia, fiducia, memoria, desiderio, incertezza e ispirazione — che precedono la forma narrativa e ne rendono possibile la nascita. Il film emerge così come una costellazione di figure emotive, oggetti d'affezione e presenze simboliche, mostrando come le emozioni organizzino l'esperienza e il racconto al di là della sola logica degli eventi. Il saggio riflette inoltre sull'ispirazione artistica come processo attraverso il quale immagini e impulsi si impadroniscono progressivamente dell'artista, cercando una forma di espressione. In conclusione, sostiene che le emozioni siano contagiose, relazionali e costitutive tanto della creazione quanto della ricezione artistica, poiché modellano le connessioni invisibili tra corpi, spazi, oggetti e narrazioni.

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